Rimozione chirurgica di adenoma prostatico voluminoso: il caso clinico
L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione che, quando non trattata tempestivamente, può progredire fino a causare un’ostruzione completa delle vie urinarie. In alcuni casi, questa progressione porta alla necessità di un cateterismo vescicale permanente, una soluzione temporanea che ha un impatto significativo sulla qualità di vita del paziente.
Non tutti i casi clinici sono uguali: quando l’adenoma prostatico raggiunge dimensioni eccezionali e si associa a condizioni mediche complesse, la gestione chirurgica richiede esperienza specifica e un approccio multidisciplinare. In questo articolo descriviamo un caso clinico significativo che illustra come, anche nelle situazioni più complesse, sia possibile trovare una soluzione definitiva.
Un caso clinico complesso: quando diversi fattori si sommano
Recentemente è stato affrontato un caso di ipertrofia prostatica benigna particolarmente severa. Il paziente, 75 anni, presentava un quadro clinico complesso caratterizzato da:
- Ostruzione urinaria cronica con necessità di cateterismo vescicale permanente da 7 anni
- Obesità severa (peso corporeo di 160 kg)
- Diabete mellito in trattamento farmacologico
- Terapia anticoagulante in corso
Questa combinazione di fattori aveva portato al rifiuto dell’intervento da parte di diversi centri urologici. Il rischio operatorio era considerato elevato e la gestione peri-operatoria richiedeva competenze specifiche sia dal punto di vista urologico che anestesiologico.
Il paziente aveva vissuto per 7 anni con un catetere vescicale a permanenza, con tutto ciò che questo comporta in termini di qualità di vita: limitazioni nelle attività quotidiane, rischio di infezioni ricorrenti, necessità di gestione continua del dispositivo.
Le dimensioni dell’adenoma: un volume eccezionale
Durante l’intervento chirurgico sono stati rimossi 224 grammi di tessuto adenomatoso. Per comprendere la rilevanza di questo dato, è utile un confronto: una prostata di dimensioni normali pesa circa 20-30 grammi. In questo caso, il volume complessivo della ghiandola prostatica era stimato intorno ai 300 grammi, un valore che si incontra raramente nella pratica clinica.
Oltre all’adenoma prostatico voluminoso, durante l’intervento sono stati identificati e rimossi anche diversi calcoli vescicali. La presenza di calcoli vescicali è una complicanza non infrequente nei pazienti con ostruzione urinaria cronica: il ristagno di urina favorisce la precipitazione di sali minerali e la formazione di concrezioni, aumentando anche il rischio di infezioni urinarie ricorrenti.

L’approccio chirurgico in condizioni complesse
La gestione chirurgica di un adenoma prostatico di queste dimensioni in un paziente con multiple comorbilità richiede un’attenta pianificazione pre-operatoria e competenze specifiche in chirurgia urologica.
Tecnica chirurgica: approccio combinato innovativo
In questo caso è stata adottata una tecnica mista che combina i vantaggi della tecnologia laser con quelli dell’accesso chirurgico tradizionale:
1. Prima fase – Enucleazione laser (HoLEP): attraverso un accesso transuretrale, l’adenoma prostatico è stato completamente scollato dalla capsula prostatica utilizzando il laser ad Olmio. Questa tecnica, nota come HoLEP (Holmium Laser Enucleation of the Prostate), permette di separare con precisione l’adenoma dai tessuti circostanti riducendo significativamente il sanguinamento.
2. Seconda fase – Estrazione attraverso mini-incisione: una volta completato lo scollamento laser, è stata praticata una piccola incisione ombelico-pubica per estrarre i frammenti di adenoma e i calcoli vescicali concomitanti. Questo approccio ha permesso di evitare i lunghi tempi operatori che sarebbero stati necessari per frammentare e aspirare tutto il tessuto per via endoscopica.

Perché questa tecnica combinata?
La scelta di questa procedura ibrida è stata dettata da considerazioni specifiche:
- Riduzione del tempo operatorio: in un paziente ad alto rischio anestesiologico come questo, minimizzare la durata dell’intervento è fondamentale
- Controllo del sanguinamento: il laser ad Olmio garantisce un’emostasi eccellente durante la fase di scollamento
- Gestione di volumi importanti: l’estrazione attraverso mini-incisione permette di rimuovere rapidamente grandi quantità di tessuto
- Rimozione contemporanea dei calcoli vescicali: l’accesso sovrapubico facilita l’asportazione dei calcoli senza necessità di manovre endoscopiche prolungate
Questa soluzione rappresenta un esempio di come la chirurgia urologica moderna possa integrare tecniche diverse per ottimizzare il risultato in casi complessi, adattando l’approccio alle caratteristiche specifiche del paziente.
Gestione del rischio emorragico e delle comorbilità
La terapia anticoagulante rappresenta una variabile critica nella pianificazione chirurgica. È necessario bilanciare il rischio trombotico derivante dalla sospensione del farmaco con il rischio emorragico legato all’intervento. La gestione viene condotta in collaborazione con l’ematologo o il cardiologo curante, seguendo protocolli di bridging quando necessario.
L’utilizzo del laser ad Olmio nella fase di enucleazione ha offerto in questo caso un vantaggio significativo: la tecnologia laser garantisce un’emostasi superiore rispetto alle tecniche tradizionali, riducendo il rischio di sanguinamento anche in presenza di terapia anticoagulante.
L’obesità severa (155 kg) comporta sfide specifiche dal punto di vista anestesiologico: difficoltà nella gestione delle vie aeree, aumentato rischio di complicanze respiratorie e cardiovascolari, necessità di dosaggi farmacologici specifici. La presenza di diabete mellito richiede inoltre un attento monitoraggio glicemico peri-operatorio.
In questo contesto, la riduzione dei tempi operatori ottenuta con la tecnica mista è stata determinante per contenere i rischi anestesiologici.
Quando l’intervento chirurgico diventa necessario
Esistono condizioni nelle quali il trattamento chirurgico dell’ipertrofia prostatica benigna non è più procrastinabile. Tra queste:
- Ritenzione urinaria completa ricorrente o cronica, che necessita di cateterismo permanente
- Insufficienza renale secondaria all’ostruzione delle vie urinarie
- Calcolosi vescicale ricorrente dovuta al ristagno di urina
- Ematuria recidivante non controllabile con terapia medica
- Infezioni urinarie ricorrenti resistenti alla terapia antibiotica
- Diverticoli vescicali di dimensioni significative
In questi casi, il trattamento farmacologico con alfa-litici o inibitori della 5-alfa-reduttasi non è sufficiente a risolvere il problema, e la chirurgia diventa l’unica opzione terapeutica efficace.
Anche i casi complessi hanno una soluzione
L’esperienza descritta dimostra che anche i casi clinici più complessi, caratterizzati da adenomi prostatici di dimensioni eccezionali e da condizioni mediche associate che aumentano il rischio chirurgico, possono trovare una soluzione definitiva.
La chiave è affidarsi a centri con esperienza specifica nella gestione di pazienti ad alto rischio, dove:
- La collaborazione multidisciplinare tra urologo, anestesista e altri specialisti permette di pianificare l’intervento in sicurezza
- L’esperienza chirurgica consente di adattare e combinare tecniche diverse per ottimizzare il risultato
- La disponibilità di tecnologie avanzate (come il laser ad Olmio) amplia le possibilità terapeutiche anche per pazienti considerati “non operabili”
Per il paziente, l’intervento ha rappresentato la possibilità di liberarsi dopo 7 anni dal catetere vescicale e di recuperare una qualità di vita accettabile. A quattro settimane dall’intervento, il controllo post-operatorio ha confermato un decorso regolare: il paziente è in buone condizioni cliniche generali, con piena continenza urinaria e ripresa della minzione spontanea. Per molti pazienti che rimandano l’intervento, è importante sapere che oggi le moderne tecniche chirurgiche permettono di preservare la funzione sessuale nella maggior parte dei casi.
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